
Un filo d’olio e di memoria
di Giorgio d’Orazio Vinditti
Non so se nonno Dudù sarebbe contento della mia scelta di omaggiarlo così, “declassandolo” nella memoria da generale a colonnello che pure aveva tenuto come grado per tanti anni. Il fatto è che in campagna alla Piomba di Silvi, fra le prime colline teramane affacciate sul mare di Atri (l’Adriatico appunto), per indicare quel podere pervenuto dalla famiglia di nonna Nina Vinditti – dove aveva sapientemente curato dei magnifici oliveti secolari e impiantato nel ‘63 un innovativo uliveto a palmetta su un Poggio fronte mare – si usava dire “lu Culunnell” per intendere quel posto. Da qui la mia decisione di battezzare “Podere del Colonnello” l’olio di punta dell’Azienda Agricola D’Orazio Vinditti, ottenuto solo in quel luogo in olivaggio secondo propria “ricetta” da varietà Castiglionese, Dritta, Carboncella, Leccino, Pendolino e Moraiolo, dal cui «fuori olivaggio» poi è nato l’altro evo imbottigliato, “Dotazione di Guerra”, utile per ungere, proteggere, massaggiare, oliare…!
È stata una scelta combattuta, perché a dirla tutta, quando penso a lui e a quella campagna, penso anzitutto alla canzone “Generale” di Francesco De Gregori. Ed è proprio ascoltando quel pezzo, amato da mia madre, che ho fissato da bambino, in barca, durante le interminabili traversate a vela tra Abruzzo e Iugoslavia con i miei, la memoria di questo nonno e della sua campagna, questo nonno di cui mi riguardavo la foto in divisa sopra la cuccetta. Un nonno-mito che se n’era serenamente andato esattamente un mese dopo la mia nascita, proprio in tempo di raccolta. Solo trenta giorni in cui, dicono, non ne saltò uno per vedermi.
Rodolfo d’Orazio, classe 1904, le cui salde e ricordate radici teramane erano a Castiglione Messer Raimondo e più profonde e antiche a Cermignano (suoi avi erano i patrioti risorgimentali Domenicantonio Toro e Vincenzo d’Orazio), eroe di guerra (quella d’Africa e la Seconda Mondiale), Volontario della Libertà durante la Resistenza, aveva terminato i molti anni di carriera militare da Generale di Brigata del Genio dell’Esercito Italiano. Prima ancora però era (ed è) l’eroe di me bambino, con la cui microepopea sono cresciuto, narrata ogni giorno per anni, minuziosamente e appassionatamente, da sua sorella, la mia magistrale prozia Aristea. Comandava il presidio di Pescara e in una città violentata dalla guerra si adoperò nel proprio ruolo per la Ricostruzione senza mai cedere a corteggiamenti politici e allisciamenti edificatori. Ciò che lo impegnava ugualmente, poi, era la conduzione agraria a Silvi: su tutto l’olivo e la vigna. Il suo olio. E soprattutto il suo vino. Ma questa è stata – e prima o poi sarà nuovamente – un’altra storia.
